Fulvio Fantolino

Riferimenti di Fulvio: Sito web studio www.ffstudio.net / OneApple

Designer, Imprenditore, Architetto. Docente presso lo IED di Torino. Founder del Concept “OneApple restaurant” a Torino e Montecarlo. Titolare dello studio F&FDesign.

Perché reputo Fulvio Fantolino un imprenditore e perché lo reputo di successo? Imprenditore perché proprietario di due ristoranti, Torino e Montecarlo. Titolare di uno dei più importanti studi di design di Torino. E’ un self made man, tutto ciò che tocca è arte, un capolavoro.

Fulvio Fantolino OneApple Ferrari

– Inizio intervista – a cura di Matteo Basei

“Vorremmo partire dal racconto della sua storia professionale. In particolare potrebbe raccontarci i momenti più significativi in termini di cambiamenti di ruolo sino a giungere al ruolo imprenditoriale che ricopre attualmente. Scelga lei da dove partire nel raccontarci la sua storia…” .
Anziché da dove si parte, da dove siamo arrivati, proviamo a fare un punto su … come dire un mezzo piede sul lato professionale ed un mezzo piede sul lato personale. Facciamo una fotografia attuale. Dove siamo arrivati? Siamo arrivati ad un punto abbastanza importante perché è il punto massimo per certi aspetti e poi è il minimo per altri, cioè è il massimo delle cose più piccole ed è la base di partenza per le cose più grandi. Professionalmente siamo così. Intendo di dimensione, del territorio, di importanza, questa prospettiva… siamo per quanto riguarda l’architettura siamo al massimo di quel che riguarda il territorio locale. Qualunque architetto parte da una dimensione locale e poi tende ad espandersi. E.. Cosa che abbiamo già fatto ed adesso grazie ad, un pochettino grazie a questa parentesi di vita nel territorio di Montecarlo iniziano le possibilità decisamente più internazionali, per cui le cose che sono state fatte fino ad adesso, è roba un po’ più piccolina, ed adesso ci si prepara a qualcosa di un po’ più grande, di più internazionale. L’apertura del OneApple a Torino, come il penultimo passaggio prima dell’apertura del One Apple a Montecarlo. Prima ancora abbiamo lo studio F&F Architettura e Design. E prima ancora o nel frattempo l’insegnamento allo IED di Torino, in parallelo ed in divenire allo studio. Diciamo che il One Apple ha proprio da un punto di vista professionale ha… Perché. Si, da un punto di vista ne sono il proprietario ma è stato un completamento della mia visione dell’interior design a campo libero perché ero io stesso il mio cliente e quello diciamo che è un po’ una punta massima se si vuole. Ed anche come dimensioni, come importanza, e come budget è una delle cose più importanti che possono essere assorbite in un territorio come Torino o comunque di una città italiana. Dopo di che l’apertura verso il mercato Monegasco ha fatto sì che chiaramente, mi confrontassi da un punto di vista professionale con un confronto internazionale e questo ha fatto sì che siccome il lavoro è stato eseguito direi bene, il lavoro giù sta andando bene… e… questo ha aperto a possibilità. E’ passato un primo anno, il primo giro di boa ed è stato un successo. Da lì si sono aperte più strade sul piano professionale. Praticamente tutti i weekend sono giù, l’occhio del padrone, non è mai sufficiente. Mai sufficiente. Ahah Tra l’altro il OneApple è già più una parentesi di carattere personale. Diciamo. Segue un po’ la tua strada. Personale e professionale si fondono insieme.

In merito alle relazioni, alle capacità comunicative ed alle Soft Skills in genere l’esperienza in discoteca quindi le prime feste, quanto è stato determinante, quanto è stato rilevante ed è rimasto come bagaglio esperienziale, vuoi di contatti magari lavorativi, vuoi di palestra in cui si sono allenate le prime esperienze professionali?
Beh li entra in gioco più la, diciamo così, la dominante del carattere. Il mio carattere ha fatto sì che facessi quasi sempre la parte dell’attore e non dello spettatore. Perciò se devo andare ad una festa la organizzo e non mi faccio invitare. Ok questa è una grande determinante.

La prima volta che hai dovuto scegliere tra…
Mi sono organizzato la mia carriera da organizzatore quando gli organizzatori non esistevano. Al tempo non esistevano le organizzazioni, le discoteche aprivano loro, cioè si andava nei locali per andare nei locali. Cioè io andavo dal proprietario dell’una, dal proprietario dell’altra ma la figura dell’organizzatore non esisteva, assolutamente. Si. Erano la fine degli anni ‘80, iniziavano gli universitari ad organizzarsi delle feste non più in casa. Tieni conto che gli anni ‘80 erano un periodo anche florido dal punto di vista economico, e quindi alle feste partecipavamo parecchio, e le feste in casa non bastavano più. E chi per scherzo, chi per divertimento chi più seriamente ha cominciato a chiedere a determinati proprietari delle discoteche se poteva fare delle feste. E da lì è nato tutto.

Trattasi tra l’altro degli anni pre Gegio giusto?
Ci sono… 8 anni tra me e Gegio, forse di più. Ma ti dico siamo nell’88, ‘87. Quindi credo che loro andassero alle elementari. E da lì è stata poi lunga la cosa. Perché in quegli anni li io avevo 21 anni. Stavo facendo l’Università. Facevo Architettura, ero al primo anno di Architettura. E.. Si andavo come cliente a quel tempo, chiaro che ci andavo. Però già quando andavo ti ripeto, c’è l’avevo nel sangue, e ci trovavamo al tempo davanti alla rinascente, all’epoca dei paninari, ad organizzare la serata al Pick-up. Il primo legame con il mondo del calcio è avvenuto in un incontro casuale con un ex calciatore che si chiama Francesco Coco. Che è un amico che faceva il calciatore. Ma io di calcio ne so, nulla. Lo IED sono diventato docente perché mentre facevo architettura ho fatto questa scuola che si chiamava scuola di arti applicata che era quella che mi ha insegnato a disegnare le automobili e combinazione dopo diplomato ho fatto supplenza, mi hanno chiesto di fare la supplenza ad un professore che non c’era, alla scuola di arti applicate. Per due anni ho insegnato là e poi son stato chiamato dai responsabili dello IED per aprire il settore di trasportation design che prima allo IED non esisteva. E quest’anno sono 20 anni che l’abbiamo fondato, io e altre 8 persone. E poi abbiamo ampliato anche con IED Barcellona e IED Brasile. Abbiamo aiutato a mettere giù i programmi, perché chiaramente eravamo noi che gestivamo la parte di trasportation in tutte le altre scuole che facevano capo a noi. Da un punto di vista caratteriale c’è una linea guida che unisce l’esperienza in discoteca, ho fatto lo studente faccio l’organizzatore, faccio il docente. E’ poi una cosa che ti porta a diventare libero professionista cioè è il carattere che ti porta. Da dove nasce questo aspetto del carattere non ne ho idea perché sai quello, il carattere di una persona, penso che sia un mix di componenti di quello che erediti dai genitori, quello che è l’ambiente che frequenti, al tuo personale modo di essere, quindi un mix che ognuno di noi ha. Io sicuramente ho preso la vivacità di mia mamma, questo ne sono sicuro. In modo generale. Poi altro non so.
Abbiamo parlato dei corsi di formazione alternativi all’università, PNL, crescita personale ecc. L’Università ha un po’ l’egemonia della formazione e tutto ciò che è fuori Università viene visto male dagli accademici dell’Università anche se l’Università non è che ti insegna a relazionarti a trattare a mediare a contrattare o come interpretare magari il futuro. Cosa scegliere? L’orientamento universitario penso che sia una delle cose più scadenti che abbia l’Università. Però so che in tutto questo tuo percorso tu non hai fatto questi corsi di crescita personale, però sembra che hai raggiunto dei risultati che questi corsi cercano di propinare ai propri clienti.
In un certo senso sulla falsa riga. Prima di tutto questi corsi appartengono più ad una realtà anglosassone che non alla nostra cultura, al nostro modo di pensare, magari sono tematiche che in Inghilterra piuttosto che negli Stati Uniti affronti un po’ meglio o non hai bisogno di affrontare perché sono un po’ tutti già orientati in quella direzione. Per quanto riguarda i risultati ottenuti sai per certe cose. Per quanto riguarda l’efficacia di questi corsi, come in tutti i corsi che ti vogliono insegnare qualcosa, che il lato caratteriale è quasi più legato alle attitudini personali sicuramente è difficile da standardizzare. Sicuramente può esserci una fascia che non è così propensa a questo tipo di attitudine però, c’è qualcosa di nascosto sotto che si può tirar fuori.

Cosa sono le Soft Skills secondo te?
Per quello che intendo io, sono più attitudini che in realtà parti della tua persona vera e propria.

Quanto sono importanti?
Abbastanza. Abbastanza, forse un po’ più di quello che uno pensa, mi viene da dire.

E secondo te la distinzione tra Hard Skills e Soft Skills ha senso farla e porre la questione in questo modo o è una visione limitata?
No… può avere senso. Può avere senso.

L’aspetto motivazionale quanto conta? Perché tra Hard Skills, Soft e l’aspetto motivazionale come si incastra tra questi due ingredienti?
Ma dovrebbe comunque intervenire su entrambi. Secondo me. Magari in maniera, con delle modalità differenti – adesso io non sono un professionista del settore – però magari con dei metodi differenti diciamo così, però per me va fatta su tutti e due.

A livello di figure formative, mentoring, insegnanti, figure professionali che ti hanno insegnato, ci sono state delle figure rilevanti dal punto di vista di mentori, anziché amici o figure di riferimento, un guru anziché una persona a cui prendevi esempio o, essendo un creativo, essendo un architetto sei sempre molto recettivo un po’ da tutto, un po’ da tutti e quindi prendi un pezzo un pezzo…
Beh questo sicuramente. Sicuramente sono iper – ricettivo. Anche una virgola di qualcosa o di qualcuno, un movimento di un qualcosa o di qualcuno mi… mi allerta e mi incuriosisce e lo studio. Però ci sono stati due o tre professori all’Università che mi hanno insegnato dei metodi di cui io ero curioso di conoscere per cui io l’ho fatto con molta concentrazione. Trattasi di materie umanistiche alla fine non progettuali, tipo antropologia culturale, tipo estetica, semantica, semiotica. Io sono molto legato a questi… psicologia, criminologia, cioè io tutto questo aspetto molto psicologico io l’ho… studiato parecchio. Mi piace l’impatto fondamentale nel lavoro che svolgo. Cioè secondo me alla fine della fiera è tutta psicologia. Cioè l’architetto, il designer ha soltanto in mano degli strumenti che combinati in una determinata maniera smuovono la psicologia delle persone.

Come definiresti quindi il tuo lavoro? Uno psicologo terapeuta, pratico sul fare?
Praticamente sì. Creare… ma poi più negli anni, mi rendo conto analizzando progetti sbagliati o progetti riusciti… c’è sempre una componente di errore nella psicologia delle persone a cui pensavi di andare ad avere a che fare. Cioè quando un prodotto industriale… va beh in architettura si vede molto l’impatto che hai sulla sociologia e quindi di conseguenza sulla psicologia. Ed anche nel mondo delle auto, i flop o i grandi successi che ci sono stati. Sono dati dall’impatto psicologico che hai sul cliente.

Qual è il tuo lavoro, come ti definiresti?
Il mio lavoro è oggettivare il soggettivo. Molto psicologico, molto astratto.

Ti piace essere sul pezzo in maniera diretta o hai una struttura molto gerarchica, a cui poter delegare?
No ho una struttura ma per necessità fisiche se no io controllerei tutto. Si può dire che i punti sulle i e le virgole rimangono curati indispensabilmente da… la firma la metto io. Questo è.
Quanti siete nello studio? Eh tra persone che vanno e vengono tante. Siamo una ventina di persone.

E in Torino è uno dei più grandi?
Non credo che sia uno dei più grandi e però è abbastanza grande ed abbastanza unico per il tipo di attività che facciamo. Io credo di essere stato uno dei primi ad applicare il design nell’architettura in Italia, anzi no scusami, in Italia no, sarebbe presuntuoso. E quindi diciamo che è un modo un po’ diverso di approcciare la progettazione ed ancora oggi secondo me questa traccia la si può vedere.

Ricordo di una barca, di uno Yacht che ho visto…
Sì io ho fatto interni esterni, collaborazioni varie con dei cantieri. L’ultima cosa abbiamo fatto degli interni per delle barche di 43 metri. Ma sono lavori che non mi… sono un po’ lontano da quel mondo. Cioè mi piace perché bisogna progettare. Più che altro la barca è un oggetto, soprattutto quella grande, è un oggetto molto molto personale, un po’ come la casa privata di qualcuno. Quindi diventa difficile soprattutto la mediazione, veramente è quasi più importante della progettazione, cioè saper mediare con il cliente.

INDAGINE VALORIALE
Dando un punteggio da 1 a 10 quali valori son determinanti per l’ottenimento

VALORE: Onestà
VOTO: 10
CONSIDERAZIONI: Un punteggio molto alto, perché tanto poi alla fine non c’è niente da fare, è proprio una legge della natura.

VALORE: Umiltà
VOTO: 10
CONSIDERAZIONI: Non so se è un valore ma deve essere una qualità

VALORE: Non invidiare mai nessuno
VOTO:10
CONSIDERAZIONI: E poi bisognerebbe, aver la capacità di non invidiare nessuno. Ed è una cosa molto difficile, l’invidia crea dei… genera dei meccanismi autodistruttivi. L’invidia è una cosa che ti… guardare agli altri per prendere spunto, per ispirarsi. Ammirare, non ammirare, decidere che cosa prendere, accettare, rifiutare. Ma mai invidiare. Cioè mai l’invidia, è un sentimento che ti porta proprio a non ragionare. Un po’ come la gelosia, sono quei due sentimenti che ti portano a non ragionare, ad annebbiare la ragione e non riesci più a focalizzare niente. Sempre incentrati sulla propria chiave, sulla cosa che piace, di cui si ha la passione, certo non devi essere invidioso di ma devi se vuoi ammirare, se no dire caspita mi piacerebbe. Se parti invidioso parti con un aspetto negativo e non riuscirai mai ad arrivare a quel che volevi. Infatti professionalmente non bisogna mai parlare male degli altri. Anche se lo pensi è una cosa che deve rimanere in te.

VALORE: Rispetto
VOTO: 10
CONSIDERAZIONI: Il rispetto ci deve essere, rispetto per qualsiasi cosa.

VALORE: Passione
VOTO: 10
CONSIDERAZIONI: Seguire la propria passione, forse quello che dicevo prima, perseguire sempre la propria passione.

Se avessimo fatto le stesse domande vent’anni fa secondo te avremmo risposto allo stesso modo o ci sarebbero state…
Ma forse vent’anni fa avrei detto cose un po’ più scontate tipo la famiglia, queste cose qua’. Che sono cose importanti, ci mancherebbe ma sono cose meno profonde. Più normale, e poi è chiaro che il valore della famiglia è un valore che a me piace moltissimo, però è un altro discorso, fa parte di un’altra cosa. E poi in merito a questi corsi di formazione e crescita personale, sono una cosa molto di nicchia.
Io non potrei mai star seduto a sentir qualcuno che mi dice cosa devo fare.

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